Socio Fondatore Federazione Italiana delle Associazioni di Mediatori Familiari
Iscritta dal 23 Maggio 2013 presso il A.I.Me.F - Iscrizione al Ministero dello Sviluppo Economico Legge 14 Gennaio 2013, n. 4

Aggiornamento Professionale

Dettagli Evento

  • Data e Ora Inizio22/02/2020 - 10:00
  • Data e Ora Fine22/02/2020 - 17:00
  • CategoriaAggiornamento Professionale

Descrizione

Aggiornamento Professionale

PREMESSA

Il fenomeno della violenza psicologica nelle relazioni affettive o intime è ancora oggi caratterizzato da scarsa attenzione e considerazione, sicché il numero oscuro relativo a tale forma di violenza costituisce tuttora un elemento problematico e segnala l’esistenza di un’inadeguata preparazione da parte della società in generale, e non soltanto dei rappresentanti di enti specifici (forze dell’ordine, autorità giudiziaria, organizzazioni sanitarie), nel rilevare questa forma di vittimizzazione, essendovi una carenza di sensibilizzazione ancor prima che formativa sul tema. Ne deriva che le persone vittime di questa forma di violenza perlopiù non sono supportate dal mondo relazionale che le circonda (amici, familiari, colleghi), né dalle agenzie ufficiali nel diventarne consapevoli e dunque nell’essere poste nella condizione di reagire e proteggersi; quando si riconoscono come tali o sono prossime a farlo, spesso non trovano negli interlocutori più prossimi così come in quelli istituzionali più rilevanti (forze di polizia e servizi socio-sanitari) un ascolto e un supporto. Sviluppano, pertanto, un senso di abbandono, una forma di vittimizzazione secondaria, o addirittura finiscono con il colpevolizzare se stesse per le sofferenze che gli abusi procurano loro.

Williams descrive la vittimizzazione secondaria come una conseguenza aggravata e prolungata di certe azioni criminose; essa origina da atteggiamenti di diniego da parte delle autorità nei riguardi della vittima in una condizione di mancanza di supporto, se non di biasimo e/o alienazione (Williams J. E., “Secondary victimization: Confronting public attitudes about rape”, in Victimology, 1984, vol. 9, p. 67). Perry spiega che la vittimizzazione secondaria è una condizione di ulteriore sofferenza e oltraggio sperimentata dalla vittima in relazione a un atteggiamento di insufficiente attenzione, o di negligenza, da parte delle agenzie di controllo formale nella fase del loro intervento e si manifesta nelle ulteriori conseguenze psicologiche negative che la vittima subisce. Quindi, in una dimensione al contempo sociale e psicologica, la vittimizzazione secondaria consiste in una recrudescenza della condizione della vittima riconducibile alle incapacità di comprensione e di ascolto delle istanze individuali da parte delle istituzioni, a causa di una eccessiva routinizzazione degli interventi (Perry J., “My Practice”, Community Care, June 30– July 6, 2005, 1579, p. 41).

Non meno rilevante per i mediatori familiari è la consapevolezza della costante e per certi versi rapida trasformazione del concetto di famiglia. Ogni società ha infatti sviluppato un proprio concetto di famiglia. L’antropologia e la sociologia hanno messo in luce in particolare come la famiglia sia un nucleo originario e fondamentale ai fini della sussistenza della comunità, il che si ricollega alle diverse modalità nelle quali la famiglia si organizza e configura nelle diverse culture e società.

Se da ciò deriva, nella nostra società, una ormai pluridecennale crisi e trasformazione della cosiddetta famiglia tradizionale, è anche vero che il percorso trasformativo è ancora in essere e tende a non cristallizzarsi in modelli stabili nel tempo. E spesso neppure pienamente e consapevolmente condivisi, anche all’interno della coppia stessa.

Tali aspetti implicano l’opportunità per il mediatore di riflettere su tali elementi al fine di poter approcciare i mediandi in modo a-valutativo, pur muovendo dal proprio orizzonte di senso culturale. 

OBIETTIVI

Il corso intende perseguire un duplice obiettivo:

  • offrire ai mediatori familiari competenze utili a conoscere e riconoscere il fenomeno della violenza psicologica, con particolare riguardo a quella che potrebbe essere presente nella vicenda separativa portata alla loro attenzione. In particolare, s‘intende
    • aiutare i mediatori familiari a riconoscere la presenza della violenza psicologica nelle situazioni con le quali entrano in contatto, in virtù del loro ruolo professionale
    • prevenire il rischio che la violenza venga ravvisata anche ove non sussiste
    • offrire informazioni sulle norme dell’ordinamento che tutelano l’individuo rispetto a questa forma di violenza
  • proporre spunti di riflessione sul conflitto coniugale in chiave di analisi antropologiche, sociologiche e filosofiche, per una comprensione delle condizioni conflittuali con le quali si misura in maniere crescente il mediatore familiare, nell’odierna società complessa.

METODOLOGIA E ARTICOLAZIONE DEL PERCORSO FORMATIVO

  1. DURATA E ARTICOLAZIONE DELL’EVENTO

Si propone che il percorso si svolga nell’arco di un incontro di 6 ore .

  1. METODOLOGIA

Si prevede il ricorso ad una metodologia che, fatte salve poche introduzioni di carattere più teorico, faccia ampio ricorso allo svolgimento di esercizi pratici (quali, ad esempio, simulazioni e giochi di ruolo) e di altre tecniche interattive (discussioni guidate, analisi e discussione di casi, , ecc.).

L’approccio del formatore sarà caratterizzato da un’elevata propensione all’ascolto, attivo ed empatico, e alla sospensione del giudizio. Infatti, l’atteggiamento non giudicante costituisce di per sé un contenuto formativo, ed è essenziale per ottenere la compliance dei partecipanti.

  1. PROGRAMMA: TEMI ED ATTIVITÀ

Primo incontro

Contenuti

                Metodologia

Didattica

Durata

La violenza psicologica: cos’è e come si pone in essere; significati, aspetti ed esperienze. Dalle ricadute su chi la subisce ai significati e ai “vantaggi perseguiti” di chi la mette in atto.

Introduzione del tema e discussione guidata

1 h

Possibilità e difficoltà sul piano operativo: quali sono i rischi di non riconoscere la violenza psicologica in corso; quali sono i rischi di confondere le situazioni di violenza psicologica con le tensioni, le ostilità, le rigidità contrapposte, le difficoltà di comunicazione, le incomprensioni e le sofferenze  tipiche delle dinamiche conflittuali non violente

Role Playing seguito da discussione in piccoli gruppi e successivamente in plenaria

1 h

 

Come orientare le persone interessate da tali situazioni verso altri servizi e professionisti

Introduzione del tema e discussione guidata

1 h

Il conflitto coniugale in chiave di analisi antropologiche, sociologiche e filosofiche

Introduzione del tema e discussione guidata

2 h

 

L’approccio del mediatore:  i concetti di moralità, legalità ed eticità

Role Playing seguito da discussione in piccoli gruppi e successivamente in plenaria

1 h

 

I FORMATORI

I formatori sono Maurizio D’Alessandro e Alberto Quattrocolo.

N. ore 6 di CF per i Soci A.I.Me.F

Allegati

Sede

  • SedeAssociazione Me.Dia.Re.
  • IndirizzoVia Buniva 9 Bis/D
  • CAP10137
  • CittàTorino
  • ProvinciaTO
  • RegionePiemonte
  • Nazione
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